Marc Gasol: l'aiuto difensivo "off the court"

Marc Gasol: l'aiuto difensivo "off the court"

 

La notizia non è nuova, ma forse è passata un po’ in sordina. E noi di adidas Playground Milano League vogliamo raccontarvi questa incredibile storia.

Perché? Perché il basket (come in tante altre situazioni), sa farti mettere in gioco, non solo in campo.

Marc Gasol, asso spagnolo del basket professionistico Usa, conclusa la scorsa stagione NBA, ha deciso di cooperare con la Ong iberica Open Arms, per salvare vite nel Mediterraneo.

Un semplice tweet che ha fatto il giro del mondo: “È incredibile che così tante persone vulnerabili vengano abbandonate alle loro morti in mare”.

 

 

E così, dopo aver indossato il caschetto rosso e il salvagente d’ordinanza, ha seguito il protocollo di ricerca con i compagni, trovando un gommone sommerso all’apparenza vuoto (l’ascolto tra una motovedetta libica e una nave mercantile avevano segnalato una barca in pericolo. La motovedetta stava riportando i migranti in Libia e distrutto la barca, lasciando tre persone abbandonate).

Ma non è stato così: non c’è solo acqua e benzina intorno a quel gommone, ma una donna appesa solo per un braccio a un pezzo di legno e, poco più in là, un’altra donna e un bambino purtroppo ormai morti: i tre naufraghi di cui parlava l’Ong.

Josefa respira ancora, la barella la trae in salvo. La stessa donna nella foto del Tweet di Marc.

"Provo rabbia, impotenza. Ma anche la sensazione di aver contribuito a salvare una vita. Se non fosse stato per il nostro intervento nessuno avrebbe saputo cosa fosse successo. Si sarebbe detto che i libici avevano salvato 150 persone. Ma la realtà è che hanno lasciato la gente viva in mare. Se fossimo arrivati prima, avremmo potuto salvare più persone. Se invece avessimo ritardato quindici o venti minuti, anche Josefa sarebbe morta".

A El Pais, quotidiano iberico, ha poi successivamente raccontato: “Perchè sono qui? Volevo venire già un anno fa, ma c'erano gli Europei e non ho potuto. I rischi che corre un professionista Nba in queste operazioni di salvataggio per me passano in secondo piano. Ricordo che la foto del bimbo siriano morto sulla costa turca nel 2015 mi provocò un senso di rabbia, capii che tutti noi dobbiamo fare la nostra parte per fermare queste tragedie. È stato allora che ho incontrato Oscar Camps di Open Arms: la sua convinzione mi ha impressionato, ha messo a disposizione di questa causa tutte le sue risorse economiche, logistiche e personali per aiutare queste persone. Ammiro questo tipo di persone, che fanno qualcosa, che non aspettano che gli altri lo facciano.”

33 anni, 2 metri e 16 di altezza, giocatore dei Memphis Grizzlies: ha partecipato a 3 All Star Game Nba. Con la Spagna è salito sul tetto d’Europa e del Mondo, oltre a collezionare due ori olimpici.

“Io ho due figli. Voglio essere un esempio per loro. E immagino la situazione di un padre che deve affrontare viaggi come questi in cui si rischia tutto per raggiungere un paese dove poter vivere in pace e con dignità. Penso che se fossi al suo posto vorrei che qualcuno mi aiutasse mettendo a disposizione il suo tempo, i suoi soldi, dandomi una mano. Penso che dovremmo tutti contribuire in qualche modo”.

 

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