Tipi da PML: amici da campetto

Tipi da PML: amici da campetto

Photo by Jay Sadoff

Accendo il cellulare, aspetto il caricamento della home page.
Cancello tutte le notifiche, tremenda seccatura tutte quelle inutili promozioni. O forse no. Apro WhatsApp, sperando di trovare un messaggio che svolti questa grigia mattinata.

Puntuale, in cima alla lista, il testo non potrebbe essere più esplicito: “Andiamo a fare due tiri?

Nessuna presa di posizione, sia chiaro, massimo rispetto anche per chi considera (giustamente) il playground come luogo di incontro, melting pot di filosofie cestistiche, ne prevarrà solo una.

Campetto dunque come aggregatore di persone, cementificatore di comunità, una visione contemplata specialmente da alcune etnie culturali ben specifiche.
Si vedano le colonie di cestisti filippini che “assaltano” quotidianamente gli oltre cento playground della City, sarebbe errato però indentificarli come gruppo ostile alle sfide con il resto del mondo. Del resto, è insito nel loro DNA, il basket sacro come una religione, dimostrare di essere i migliori una missione quotidiana da compiere.

Ci vediamo là”, lo smartphone trilla nuovamente qualche minuto dopo. L’eterno dilemma attanaglia i nostri eroi, a chi l’arduo compito di portare il pallone? Ma il playground è anche fiducia e in una comunità l’eventualità è un dettaglio non trascurabile. Cominci la tua maratona, 1vs1, improvvisamente tutto si trasforma. Di fronte a te ora c’è un nemico da sconfiggere, ai limiti dell’umiliazione, la brama della notorietà ci porta a essere un po’ infami.
La dura legge dei playground.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Nicolas Batum (@nicbatum88) in data:

 

Amicizie indissolubili, destinate a durare per sempre. Nemmeno i contratti milionari dell’NBA sono riusciti a spezzarne le catene, chiedere a Tony Parker per informazioni. Il suo legame fraterno con Nicolas Batum è ormai tutt’altro che un’anomalia inspiegabile. Lascia il Texas dopo 17 stagioni per riabbracciare il connazionale in quel di Charlotte, certo l’influenza di MJ fattore non secondario per chiudere la carriera. Ancora qualche dubbio? “Les Partenaires” sono anche i co-proprietari dell’Asvel, club transalpino di Lione, dove il play disputò i tre mesi coincidenti con il lockout del 2011.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Tony Parker (@_tonyparker09) in data:

 

I lampioni si accendono, il tramonto cala sull’orizzonte. Le ultime gocce di sudore segnano l’asfalto umido, è il momento di rientrare. L’amore e la passione per quella palla li spingono a non smettere e allora vai di crossover ai danni della fermata dell’autobus. Il vincitore sfotte il vinto, va sempre così, sperando di non essere spesso dalla parte “sbagliata”.

La strada si divide, è giunto il momento di salutarsi: l’abbraccio fraterno l’ultimo momento di contatto prima del domani, stessa ora, stessa storia.

 
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