BANKSY: la sua arte in mostra a Milano in un’eccezionale mostra monografica

BANKSY: la sua arte in mostra a Milano in un’eccezionale mostra monografica

Si dice Street Art e si legge Banksy.
Come non pensare immediatamente alla bambina che lascia il suo palloncino a cuore o al black-block con la bandana sul volto, che lancia fiori invece di fumogeni?

L’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo che ha ormai fatto il giro del mondo con i suoi stencil.
Artista e writer inglese dall’identità ancora sconosciuta, è considerato dalla critica di settore l’esponente maggiore della Street Art contemporanea: satira, politica, cultura, etica, tutto rigorosamente raffigurato sui muri delle città. Amato dalle nuove generazioni e rispettato da quelle meno giovani, è arrivato a Milano, al MUDEC-Museo delle Culture di Milano, in una mostra rigorosamente non autorizzata dal genio ribelle.
Nonostante siano state organizzate diverse mostre presso gallerie d’arte e spazi espositivi, è la prima volta che un museo pubblico italiano ospita una sua monografia.
 

The Art of Banksy. A visual protest” è un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio, che raccoglierà circa 80 lavori tra dipinti, sculture e prints dell’artista inglese, corredati di oggetti, fotografie e video, che racconteranno attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy. Un percorso a suo modo accademico e insolito, ma coerente con la mission di un museo come il MUDEC, ovvero quella di fornire a ogni fascia di pubblico le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) le culture del mondo e i grandi temi della contemporaneità attraverso tutte le arti visive, performative e sonore.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE (che ne è anche il produttore, la mostra, ideata da Madeinart, si articolerà attraverso sezioni, che porteranno a una riflessione critica su quale sia (e quale potrà essere) la collocazione di Banksy in un contesto più generale nella storia dell’arte contemporanea.
In linea con i principi di fruizione delle opere dell’artista, non sono presenti i lavori sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza certificata.

Dal movimento situazionista degli anni ’50 e ’60, con il quale Banksy condivide l’attitudine sperimentale e l’attenzione sulle realtà urbane, alle forme di comunicazione ideate e praticate dall’Atelier Populaire, il collettivo di studenti che nel maggio del 1968 diffuse attraverso centinaia di manifesti i temi della protesta sui muri di Parigi; fino ad arrivare ai lavori dei writers e dei graffitisti di New York degli anni ’70 e ’80, multiculturali e illegali per vocazione e dal forte senso di appartenenza comunitaria. Come gli street artists della sua generazione, Banksy accentua il significato dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto. Contemporaneamente, una speciale sezione video racconterà al pubblico i murales che Banksy ha realizzato in diversi luoghi del mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Lo stesso mondo che, nel frattempo, continua a tentare di ricostruire una sua biografia ufficiale, seguendo le più svariate ipotesi. Le più plausibili sarebbero attualmente due: che il suo nick nasconda il fondatore dei Massive Attack, Robert Del Naja (in arte 3D) o che sia uno studente della Bristol Cathedral Choir School, Robin Gunningham, addirittura certificato dal così definito “profilo geografico criminale”, usato in polizia.
 
«Io uso quello che serve. A volte questo significa solo disegnare un paio di baffi sul volto di una ragazza su qualche cartellone, talvolta invece significa sudare per giorni su un disegno intricato. Il fattore più importante è l'efficienza».
La mostra ha aperto i battenti il 21 novembre e proseguirà fino al 14 aprile 2019.
 
 
 
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